E cielo e terra si mostrò qual era: / la terra ansante, livida, in sussulto; / il cielo ingombro, tragico, disfatto.Autore
Frasi di Giovanni Pascoli
1855 – 1912
Poeta e latinista italiano (1855 – 1912), tra le voci più importanti del decadentismo. Con Myricae e i Canti di Castelvecchio rinnovò la lirica italiana attraverso la poetica del «fanciullino», attenta alle piccole cose della natura e della vita di campagna.
Il poco è molto a chi non ha che il poco.
Di quercia caduta ognuno viene a far legna. E tagliato l'albero, così grande e bello, perché hanno a sopravvivere i novelli?
La Chioccetta per l'aia azzurra / va col suo pigolio di stelle.
Quanti quel roseo campanil bisbigli / udì, quel giorno, o strilli di rondoni / impazienti agl'inquieti figli.
Delle città dove sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia.
Chi piange in sogno, è giunto a ciò che vuole, / è giunto alfine a tutto ciò che implora / invano.
Dolore è più dolor, se tace.
Egli sembra, anche nell'aspetto, una di quelle foreste sul lido del suo mare, le quali anche nella più quieta serenità pare che si contorcano alle raffiche del libeccio.
Chi ha toccato una volta un'ingiuria – di sangue e di morte – non cesserà mai di toccarne di nuove. Piove sul bagnato: lagrime su sangue, e sangue su lagrime.
Avevi i piedi ignudi su la soglia, / tremavi come un armellino in fiore, / che trema tutto al vento che lo spoglia.
Conoscere e descrivere la mente di Dante sarà mai possibile? Egli eclissa nella profondità del suo pensiero: volontariamente eclissa.
Si sa: marzo va secco, il gran fa cesto. / Il gran, per uno pallido e sottile, / più ciuffi mise, quanto più fu pesto.
Chi prega è santo, ma chi fa, più santo.
Nere le mete: solo qualche lampo / facean le paglie, come se un tesoro / fosse disperso qua e là nel campo.